Rdio la web radio di Skype

Staff CS


In principio fu KazAa, un’operazione non esattamente legale, trattandosi di un programma di filesharing, ma di grande successo, poi però chiuso per le denunce dei detentori dei diritti d’autore. In seguito è stato il turno della loro più grande intuizione: Skype, il programma che ha rivoluzionato in pochi anni il modo di comunicare su Internet e anche tramite telefonia tradizionale. Forse il fiuto affaristico dei protagonisti in questione non èall’altezza di quello che hanno per l’innovazione tecnologica, visto che prima hanno venduto il loro gioiello a eBay e poi hanno tentato, inutilmente, di rientrarne in possesso, ma il genio resta. E ora hanno deciso di riprovarci, con una Web radio.

Janus Friis e Niklas Zennstrom ci riprovano. Certo, gli affari non sono mai andati di pari passo con la grandezza delle proprie intuizioni, KazAa chiuso per attività illegali, Skype venduto a eBay, gli investimenti nella WebTV Joost, che ora sta chiudendo le sue sedi una dopo l’altra,però il talento di individuare il fenomeno forte del momento, su Internet, e di cavalcarlo apportando alcune novità è innegabile. Così come la loro capacità di stravolgere le regole dei mercati apparentemente consolidati.

Ora quindi ci riprovano, con la musica. All’inizio del 2010 lanceranno infatti il servizio Rdio, parola che rimanda ovviamente a radio; esso permetterà infatti di ascoltare la musica come da una radio Internet di nuova generazione, ovunque, sia dal PC che dal cellulare. E l’innovazione? Consiste nel fatto che sarà anche possibile condividerla e archiviarla per sempre, a fronte di un canone mensile. All’inizio il servizio sarà disponibile solo negli USA, dove si sta concentrando il maggior numero di servizi musicali innovativi.

Rdio però dovrà vedersela con altri programmi equivalenti e altrettanto agguerriti, il primo dei quali è senza dubbio Spotify, il programma di streaming più di moda del momento, con oltre 6milioni di utenti, che parte quindi già avvantaggiato avendo una solida base. Inoltre anche Spotify ha già intuito quale sia il trend di questi servizi e sia pronto anch’esso a fornire lo streaming personalizzato su ogni dispositivo mobile dell’utente e a permettere l’archiviazione a pagamento dei brani.

Insomma l’idea di Friis e Zennstrom è ancora una volta buona, ma forse non così innovativa e rivoluzionaria come le prime due, che però non hanno fruttato, economicamente, i risultati che avrebbero potuto garantire. Chissà che con un’idea più convenzionale non gli vada meglio.

 

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