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Old 03-19-2008, 02:42 PM
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Default L'Italia frena sull'autostrada digitale in ritardo sulla banda larga

L'Italia frena sull'autostrada digitale
in ritardo sulla banda larga
di LUCA IEZZI

<B>L'Italia frena sull'autostrada digitale<br>in ritardo sulla banda larga</B>
ROMA - L'Italia digitale è tre volte in ritardo: sulle reti del presente (Adsl), quelle dell'immediato futuro (Wi-Max) e quelle della prossima generazione (Ngn). La corsa di tutti i paesi industrializzati e di molti di quelli emergenti è quello di far arrivare Internet e tutti i servizi connessi (TV, telefono) in tutte le case e le aziende e con una larghezza di banda (quantità di dati che si possono ricevere e spedire in un secondo) sempre maggiore.

In Italia, come per le strade, le incertezze dei vari stadi di crescita dell'infrastruttura si accumulano in lacune sempre più gravi. La banda larga attuale ha 10 milioni di linee funzionanti non sono un risultato disprezzabile, ma la qualità del servizio varia molto, la copertura è minore rispetto agli altri paesi e gli investimenti rallentano anziché accelerare. La parte di popolazione che ha accesso a questi servizi è dell'93% contro il 98% di quella francese, il 93% della tedesca il 90% degli spagnoli. In termini territoriali il 30% dei comuni italiani non accede all'Adsl, cioè le offerte commerciali più comuni.

Sul banco degli imputati gli investimenti pubblici per colmare i buchi lasciati dal mercato e anche gli esempi virtuosi di reti locali (Siena, Roma, Milano etc.) rimangono scelte isolate che si sovrappongono anziché completare le iniziative private. Iniziative che peraltro non molto vivaci: il rapporto Assinform 2008 dimostra come negli ultimi due anni gli investimenti in infrastrutture tlc hanno segnato un -3,1% e -4,7%. "Ha pesato l'incertezza del quadro regolatorio - spiega Ennio Lucarelli, presidente dell'associazione di Confindustria - e il fallimento del coordinamento pubblico".

Ha certamente ha pesato anche la difficoltà di Telecom Italia, che nel frattempo ha cambiato gestione e azionisti, è stata al centro di un lungo braccio di ferro sul destino della propria rete presente e futura. I concorrenti sono incapaci, e non interessati, a sopperire al ruolo di guida nel settore. Ora, con l'ultimo piano industriale Telecom ha fatto delle promesse sul miglioramento del servizio: 98,5% della popolazione raggiunta per il 2010, 14 milioni di linee attive e miglioramento dei servizi Dsl esistenti fino a raddoppiare la velocità.

Ma il piano Telecom parla anche di Next generation network, la rete della prossima generazione, in cui la fibra ottica, ora presente solo in alcuni tratti della rete, sostituirà completamenti i fili di rame. Si punta ad raggiungere con queste nuove autostrade il 10% delle abitazioni italiane in tre anni, un obiettivo ambizioso viste le difficoltà di tutta Europa sull'argomento: "Telecom Italia ha un piano di sviluppo dell'Ngn che prevede investimenti per circa 6,5 miliardi di euro nei prossimi dieci anni - spiega Maurizio Decina, professore del Politecnico di Milano - il piano di France Telecom ha le stesse caratteristiche, mentre in Inghilterra si dibatte solo oggi la necessità di un piano per il cablaggio. Deutsche Telekom punta a 8 milioni di abitazioni ma ha un contenzioso regolatorio con l'Ue".

Proprio su questo punto la politica europea brilla per mancanza di orientamento: in Giappone il governo ha stanziato 50 miliardi di dollari considerato gli effetti positivi sull'intero sistema, negli Usa la nuova rete nascerà dalla concorrenza tra aziende telefoniche e società della Tv via cavo. E in Italia? "Il Pdl non ha coscienza di questi problemi - commenta Decina - il Pd ha messo nel proprio programma l'obiettivo della banda larga, ma si rischia di confondere le piccole iniziative locali con le grandi scelte e i fondi che servono al Paese per dotarsi dell'infrastruttura".

Le uniche buone notizie arrivano dal mobile: l'anomalia di oltre 1,5 Sim per ogni abitante ha portato consistenti investimenti nelle reti wireless e di farle diventare veicolo di servizi a banda larga (ieri 3 ha annunciato 300 milioni per rafforzare la sua rete al Sud dove non arriva l'Adsl). Il passo successivo sarà il Wi-Max che come i telefonini utilizza l'etere e permette velocità superiori. È la sfida più immediata: siamo gli ultimi partire in Europa, ma quelli che ne possono più trarre beneficio, una buona scorciatoia prima delle grandi decisioni, obbligate, sulla fibra ottica.

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Last edited by calog33 : 03-19-2008 at 02:46 PM. Reason: notizie dek pc


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Default Vista, online il primo Service pack ma in migliaia dicono "Save Xp"

Vista, online il primo Service pack
ma in migliaia dicono "Save Xp"
Oltre 100mila adesioni alla petizione per salvare il vecchio sistema operativo
E nel 2010 sarà la volta di Windows 7, già all'esame dell'antitrust Usa
di GIOVANNI GAGLIARDI

<B>Vista, online il primo Service pack<br>ma in migliaia dicono "Save Xp" </B>
ROMA - Ecco il primo Service pack per Vista. Presentato alla fine dello scorso gennaio, è arrivato sul mercato il pacchetto di aggiornamento del sistema operativo più controverso del colosso informatico, scaricabile dallo stesso sito Microsoft. Ma per ora gli utenti di casa nostra sono tagliati fuori. L'SP1, infatti, è disponibile solo in inglese, tedesco, francese, spagnolo e giapponese. Per l'italiano occorrerà aspettare verso maggio-giugno.

Il 2007 non è stato un anno semplice per Vista. Microsoft, oltre alle questioni di carattere giudiziario legate all'accusa di posizione dominante, è sempre più sotto pressione dai critici del nuovo sistema operativo. In particolare per le elevate richieste di risorse hardware, decisamente maggiori del 'vecchio' Xp, al punto da spingere numerosi utenti insoddisfatti a coalizzarsi una petizione che chiede al colosso informatico di lasciare in vita Xp.

Microsoft ha sempre risposto con i numeri: Bill Gates al Ces di Las Vegas ha detto che Vista ha venduto più di 100 milioni di copie dal lancio (gennaio 2007) e che le vendite unitarie di Vista sono state il 10% in più di quelle di Xp nel primo anno (da ottobre 2001). Ma secondo i critici la maggior parte delle vendite sarebbero vendite Oem, cioè associate all'acquisto con un nuovo computer, mentre al dettaglio il sistema operativo avrebbe venduto meno del precedente Windows Xp. Ovvero, sempre secondo i detrattori del nuovo sistema operativo, solo il 37% dei nuovi Pc ha Vista, rispetto al 69% con Xp.

Intanto la petizione "Save Xp" continua a crescere e ha superato le 100.000 adesioni in poco più di due mesi. Gli aficionados del vecchio OS, in particolare clienti business, vogliono convincere Microsoft a non cessare le vendite dell'amato (e, dicono, "più stabile") XP il 30 giugno di quest'anno. "Ne siamo consapevoli" - ha replicato un portavoce dell'azienda di Redmond ad un sito australiano - ma prima considereremo i feedback che avremo dai nostri partner e clienti".

Secondo alcuni analisti, nel 2009 Windows Vista prenderà il sopravvento: ci saranno 1,2 miliardi di pc attivi, 593 milioni dei quali con Windows Vista. La versione Business del sistema operativo sarà presente su oltre 315 milioni di macchine.

Nel frattempo, alcuni esperti si sono adoperati nell'effettuare alcuni test comparativi: in undici prove su quindici Windows Xp Sp2 ha battuto Windows Vista Sp1, che è risultato superiore in due occasioni. Due i pareggi. Vista si sarebbe comportato bene nella copia di singoli file da disco a disco, mentre XP ha conquistato la sua medaglia nell'estrazione di file multipli da cartelle compresse.

E all'orizzonte si affaccia Windows 7. I critici vanno all'attacco sostenendo che si tratta della prova che Vista non funziona o, dicono altri, che Microsoft sta accelerando i tempi per prendere sempre di più le distanze da Xp. Dal colosso informatico nessuna risposta ufficiale, ma si sottolinea che non c'è nulla di nuovo: secondo la promessa fatta da Microsoft quando venne presentato Vista nel 2006, infatti, i nuovi sistemi operativi dovrebbero essere rilasciati ogni tre anni, senza far passare lunghi intervalli di tempo come in passato.

Quindi nel 2010 dovrebbe essere la volta di Seven o Blackcomb o Vienna, come è stato chiamato in attesa di un nome ufficiale. Una prima versione sarebbe già sotto esame da parte degli esperti dell'antitrust Usa. La preoccupazione da parte dell'azienda, ovviamente, è di non incappare nuovamente nelle accuse (e condanne) di posizione dominante.


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