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Old 07-28-2007, 01:44 PM
turbo911 turbo911 is offline
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L MITICO TRAVAGLIO SPU.TTANA I NARCOS DELLA JUVEMAFIA
Name: GUARINIELLO
Date Posted: Jul 27, 07 - 3:29 PM


Uliwood Party di Marco Travaglio


Dopo il 7 volte presidente del Consiglio Andreotti, prescritto per
mafia, e il due volte presidente del Consiglio Berlusconi, prescritto
7 volte per corruzione e falso in bilancio, anche la Juventus si salva
per prescrizione dall'accusa di doping. I simboli nazionali della
politica, della finanza e dello sport non sono innocenti: sono
colpevoli, ma l'han fatta franca.


L'altroieri la Cassazione ha annullato la sentenza d'appello che
dichiarava non applicabile al doping la legge 409/1991 sulla frode
sportiva; ha stabilito che avevano ragione il pg Caselli e il pm
Guariniello a ricorrere contro l'assoluzione; e ha affermato che il
danno fatto dalla Corte d'appello è ormai irreparabile, perché proprio
domani (pesce d'aprile!) scatterà la prescrizione. Naturalmente la
cosiddetta Signora del Calcio s'è ben guardata dal rinunciare -
com'era suo diritto, e forse suo dovere dinanzi agli sportivi di tutto
il mondo - alla prescrizione, per essere assolta nel merito. Alla
prescrizione rinunciano gl'innocenti: infatti né Berlusconi né
Andreotti hanno rinunciato.


Va detto che la Cassazione ha contribuito da par suo a far decorrere i
termini: la II sezione ha covato il processo Juve per un anno, ha
fissato l'udienza per il 16 gennaio 2007, ma ha dimenticato di
avvisare un avvocato (su quattro), così l'udienza è slittata al 29
marzo (due giorni prima della scadenza dei termini), poi il presidente
della II sezione s'è accorto, dopo un anno, che forse era competente
la I e le ha trasmesso il fascicolo, dopodiché ha cambiato idea, se
l'è ripreso e finalmente è arrivata la sentenza. Forse, con qualche
sforzo in più, si sarebbe potuto celebrare anche il nuovo appello.


Ora si attendono le motivazioni. Ma qualcosa già si può arguire dal
dispositivo. Se una sentenza riforma in peggio la precedente,
sostituendo l'assoluzione con la prescrizione, vuol dire che il reato
è accertato: l'imputato è colpevole, anche se non più punibile. In
questo caso, il dottor Riccardo Agricola, tuttora capo dello staff
medico bianconero, e Antonio Giraudo, ex amministratore delegato,
hanno commesso il reato di frode sportiva dopando i giocatori e
alterando i risultati delle gare della Juventus. Hanno vinto col
trucco nelle stagioni tra il 1994 e il '98.


Se i giudici di appello avessero adottato la corretta interpretazione
della Cassazione, oggi parleremmo di condanne definitive. Insomma
avevano ragione Zeman, Guariniello e i suoi consulenti (tra i quali il
professor Gianmartino Benzi, illustre farmacologo scomparso da poco),
e il giudice Casalbore che in primo grado condannò Agricola e assolse
Giraudo per insufficienza di prove. Se i supremi giudici non hanno
annullato anche l'assoluzione per l'uso di Epo, è solo perché
avrebbero dovuto entrare nel merito del verdetto d'appello che
giudicava insufficiente la perizia D'Onofrio, e questo il giudice di
legittimità non può farlo.
Dopo una sentenza del genere, il dottor Agricola dovrebbe andare a
nascondersi per sempre, la Juventus dovrebbe allontanarlo e il suo
ordine professionale dovrebbe esaminare attentamente la sua
compatibilità con il giuramento di Ippocrate (la «giustizia» del Coni
ha fatto melina per 8 anni, per garantirgli la prescrizione).
Questo naturalmente accadrebbe in un paese normale dove il prescritto
a vita Andreotti non frequentasse più il Senato e il Bellachioma che
marcia contro la criminalità dall'alto delle sue 7 prescrizioni
venisse spernacchiato dalla gente perbene. In Italia invece le
prescrizioni, almeno per i potenti, sono spacciate per assoluzioni.
Così ora la Juventus tripudia perché «vengono riconosciute al dr.
Agricola m****ità e qualità professionali». Agricola canta vittoria
dopo la scon*****. I legali bianconeri esultano per il processo perso
fingendo di averlo vinto («un grande successo dopo anni di gogna
mediatìca»).
Tornano in mente le scemenze dichiarate due anni fa, dopo l'appello
ora fatto a pezzi dalla Cassazione. «Giustizia è fatta», «demoliti i
teoremi», «chi ripagherà gli imputati?». Intervennero persino i
deputati dello Juventus Club Montecitorio, dal forzista Paniz al ds
Buglio: «Avevamo visto giusto, la verità è emersa in tutta la sua
evidenza, non si può più dubitare che i successi della Juve siano solo
frutto di fatica e bravura». Avevano dimenticato che le partite durano
90 minuti.
E che l'errore giudiziario non è solo la condanna dell'innocente, ma
anche l'assoluzione del colpevole.


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