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Old 08-06-2007, 01:38 PM
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yatta is on a distinguished road
Default Giornale censura un articolo, Internet lo diffonde

LUCA CASTELLI
Cosa bisogna fare per essere sicuri che una notizia circoli su Internet? Semplice, basta censurarla. Ne abbiamo avuto l’ennesima dimostrazione la scorsa settimana, quando il Los Angeles Times ha deciso di cancellare un editoriale di Patrick Goldstein, nel quale il giornalista chiedeva al suo quotidiano di seguire l’esempio del britannico Mail on Sunday e regalare un cd gratuito o un po’ di MP3 ai suoi lettori. Scomparso dal Times, l’articolo è venuto a galla online su un blog . E ovviamente tutti hanno iniziato a leggerlo, citarlo, copiarlo.

Nell’editoriale, Goldstein prende spunto dal rivoluzionario accordo tra il Mail on Sunday e Prince, che ha visto il quotidiano britannico arrivare in edicola a metà luglio con il cd "Planet Earth", il nuovo album dell’artista di Minneapolis, in allegato gratuito. L’operazione ha permesso al giornale di vendere quasi tre milioni di copie e sembra abbia portato circa cinquecentomila dollari nelle casse dell’artista. Un risultato tutt’altro che trascurabile, spiega Goldstein, per due industrie in piena emorragia di lettori (quella dei giornali) e di acquirenti (quella discografica).

Goldstein non è stato l’unico giornalista a commentare positivamente l’iniziativa del Mail on Sunday. Anzi, la distribuzione gratuita del cd di Prince è stato uno dei temi caldi delle scorse settimane in fatto di musica, nuove tecnologie e orizzonti futuri. A far risaltare l’articolo del giornalista californiano ci hanno però pensato i redattori del suo quotidiano, che hanno deciso di cestinarlo poche ore prima della pubblicazione, sembra per non dare troppo fastidio alle major discografiche, ben presenti con i propri quartier generali nell’area di Los Angeles e ancora fondamentalmente contrarie a regalare la propria musica.

I redattori del Los Angeles Times non hanno però fatto i conti con un assioma di Internet: non c’è niente che attiri blogger, social community e siti d’informazione più della parola “censura”. E appena il blog LA Observed è venuto in possesso dell’editoriale di Goldstein e lo ha pubblicato in versione integrale, il testo ha iniziato a circolare online, moltiplicandosi rapidamente. Con il risultato che l’articolo in questione è di certo stato letto da molte più persone (e in un’area geografica molto più ampia) rispetto a se fosse semplicemente uscito sul giornale. E per un po’ di tempo è probabile che su Internet circolerà l'idea che il Los Angeles Times ha il vizio di censurare i suoi articoli per fare un piacere all’industria discografica. Oltre al danno, la beffa.

Fonte


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