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Old 04-11-2008, 03:00 PM
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Default Intervista a Fini dal Messaggero dell'11 aprile 2008

Intervista a Fini dal Messaggero dell'11 aprile 2008

ROMA - La polemica sul Quirinale, le accuse di "avvelenare" la democrazia lanciate da Walter Veltroni al Cavaliere con la proposta di baratto: la presidenza di una Camera al Pd se Napolitano abbandona il Colle, lasciano del tutto indifferente Gianfranco Fini: «Vale quello che ha detto Berlusconi:è un'ipotesi di scuola. Non c'è davvero ragione di montare polemiche. Lo fa solo, pateticamente, Veltroni essendo a corto di argomenti.
Parlare di queste cose serve al leader Pd per non parlare di problemi reali».

Però anche lei ha detto: non sono questi i problemi del Paese: una presa di distanza dal Cavaliere...
«Tutt'altro. La verità è che sono andato nei mercati, tra la gente, e ce ne fosse stato uno che mi ha chi della disputa sul Quirinale o di cosa succederà per le presidenza di Montecitorio e Fini al dunque: se vincete le elezioni, darete o no una presidenza all'opposizione?
Io ritengo che ci sarà un'ampia maggioranza di centro-destra tanto alla Camera quanto al Senato. E quindi il nostro schieramento esprimerà i presidenti di entrambe le assemblee».

Lei dice che i problemi veri sono altri. Per esempio? Che Italia ha visto girando per la campagna elettorale?
«Un Paese diviso in due. C'è quella metà degli italiani che nel 2006 non votò per Prodi e che è galvanizzataa mille perchè sa che questa volta ci prendiamo la rivincita e la prendiamo con gli interessi.
Poi c'è l'altra metà, quella di centro-sinistra, che innanzi tutto è profondamente divisa perchè c'è la componente radicale che non accetta di essere messa sul banco degli imputati da Veltroni e da Prodi come causa di instabilità, e poi ci sono tanti che non stavano né con Bertinotti nè con Prodi ma che comunque hanno votato a sinistra convinti di migliorare le loro condizioni di vita, e che adesso sono delusi e frustrati. Lei chiede esempi. Eccone uno: non è possibile trovare un solo lavoratore che possa dire sto meglio oggi di due anni fa».

Tuttavia, al netto della voglia di rivincita, qual è il punto di forza che secondo lei fa o farà vincere il Pdl?
«La parola chiave è stata la sicurezza. Il nostro Paese si sente profondamente insicuro, e la nostra ricetta è più credibile di quella del Pd. No ai clandestini, certezza della pena, lotta alla droga, sostegno alle forze dell'ordine da un lato; riduzione fiscale, detassare gli straordinari, quoziente familiare dall'altro: noi vinciamo su questi fronti. E poi ho visto grande attenzione, e questo Silvio l'ha capito prima di tutti, sull'Alitalia per il rischio di regalare la compagnia di bandiera ad Air France con un danno non solo per chi lavora nell'azienda ma per tutto il sistema Paese. Io ho un termometro infallibile. Quando faccio i comizi tocco un po' tutti i temi: ebbene ogni volta gli applausi scattavano inesorabili sulla sicurezza e sull' Alitalia».

Però la cordata italiana annunciata da Berlusconi ancora non si vede...
«Mi pare evidente che la cordata italiana si manifesterà solo dopo che sarà uscito di scena il governo Prodi che ha fatto di tutto per precostituire una trattativa con Air France».

I punti di forza del centro-sinistra invece? Veltroni fa leva sul fatto di
essere la vera novità dopo la rottura con la sinistra: sicuro che questo
non ha fatto presa anche in alcuni settori moderati?

«Che Veltroni ad un certo punto si sia accorto che la sua strategia non funzionava, cioè che non sfondava nel nostro elettorato, lo dimostra la caduta nel ridicolo di qualche giorno fa, quando ha fatto appello agli elettori di An o addirittura elogiando la presunta coerenza di Storace. Veltroni come il nuovo è un messaggio per gli apparati dei partiti, non per i cittadini. I quali non ci cascano».

Altro elemento d'attacco di Veltroni è Bossi, considerato una minaccia sotto il profilo dell'integrità nazionale.
«Anche questa un'arma spuntata. Come lo stesso spadone di Umberto o i fucili a tappi della Lega. Caso mai era più credibile dirlo nel 2001. Ma poi abbiamo governato cinque anni con la Lega: l'Italia si è forse spezzata? Le pare che nel Sud o a Roma i cittadini non si ricordino che Bossi è stato al governo per cinque anni e che l'unità nazionale è rimasta integra? Caso mai nel Mezzogiorno si ricordano bene, anzi benissimo, di Bassolino e della montagna dei rifiuti che copre Napoli».

Torniamo al centro-destra. Udc e Storace quanti voti vi toglieranno?
«Della Destra, tra qualche giorno, si parlerà al passato. Nel senso che registrerà un clamoroso insuccesso e, appunto, di loro si dirà "c'erano una volta..." . Quanto all'Udc, avrà un ruolo estremamente marginale non solo perché le elezioni anche per loro non andranno bene ma perché risultcranno tutt'altro che determinanti. Insomma mentre Storace non sarà proprio in Parlamento e di lui si parlerà solo al passato, Casini sarà condannato a vivere uno stentato presente».

Veniamo a Roma. Lei sostiene che Alemanno può diventare sindaco. Però Rutelli rimane molto forte: più del vostro candidato...
«Rutelli è una minestra riscaldata. E poi è forte apparentemente visto che al primo turno fa l'alleanza con tutti, a partire dalla sinistra radicale, dimostrando doppiezza assoluta. Le eventuali alleanze le valuterà Alemanno. Noi comunque ci rivolgeremo non ai leader dei partiti bensì ai loro elettori. Lo scenario più probabile sarà questo: il 14 sera il centro-destra avrà vinto le politiche e dunque l'entusiasmo sarà alle stelle; il centro-sinistra le avrà perse e nelle loro file ci sarà depressione, voleranno un po' di stracci come avviene dopo ogni sconfitta. Nei successivi quindici giorni per il ballottaggio è facile prevedere che gli elettori di centro-destra torneranno a votare ancora più convinti e motivati; quelli di centro-sinistra no».

Fonte


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