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breunzo 09-12-2007 01:11 AM

V For Vespaio
 
Sono contento del successo del V-day organizzato da Beppe Grillo e – non dimentichiamolo – da molti cittadini italiani che hanno cominciato a individuare, finalmente, nella casta di politici corrotti e impuniti la vera causa dei problemi del paese e a mobilitarsi contro di essa. Ho letto sul web e sui giornali un vespaio di polemiche sulla manifestazione di sabato scorso. Polemiche che non condivido affatto e di cui vorrei fare un breve sommario commentato, anche a costo di ripetere cose già dette da altri.


- Grillo è un populista: di tutte le sciocchezze, questa merita davvero una palma d’oro tempestata di diamanti. Tanto per cominciare, ripeto ciò che ho già detto nell’articolo precedente; e cioè che “populismo” è uno dei tanti termini orwelliani, creati dai media, per marchiare con una connotazione negativa l’aspirazione dei cittadini alla decenza m****e della classe politica. Se Grillo è davvero un “populista”, motivo di più per amarlo. L’importante è che creda davvero in quello che fa e dice, ed è questo, semmai, il problema a cui solo il tempo offrirà una risposta. Anche i membri della classe politica e sindacale sono populisti. Anzi, sono la quintessenza del populismo nella sua versione più bieca e lucrativa. Il problema non è il loro populismo, ma la loro completa mancanza di sincerità nell’esposizione dei propri intenti. Il problema è che il loro “populismo” è fatto di chiacchiere e non di azione. Le intenzioni di Grillo, invece sembrano sincere e solo il tempo potrà dire se questa impressione è sbagliata. Inveire per principio contro ogni azione organizzata che ha per bersaglio il potere, bollandola di “populismo” fin dai primi vagiti, è il modo più veloce per tagliarsi le gambe e condannarsi all’immobilismo e alla lamentazione senza sbocchi. Il popolo, nella sua parte peggiore (che è, ahimé, maggioritaria), ama moltissimo l’invettiva fine a se stessa e l’immobilismo piaggesco. Perciò chi accusa Grillo di “populismo” è l’unico vero “populista”, nel senso che avrebbe questo termine se avesse un senso.


- Grillo ha riesumato il movimento dei girotondini: ammesso che sia, dove sarebbe lo scandalo? L’obiezione implica un pregiudizio di fondo: che il movimento girotondino fosse composto di soli automi della “sinistra”, desiderosi di contrastare il governo Berlusconi e non la classe politica nel suo complesso. Il sottoscritto, che girotondino lo è stato, può testimoniare che questo non è vero, o almeno non è la parte più importante della verità. E’ vero che i girotondini avevano leader “di sinistra” e che i partecipanti ai raduni erano, a maggioranza (ma assolutamente NON tutti), elettori “di sinistra”. Come era all’epoca anche il sottoscritto, con molti puntini sulle “i” con cui non sto a tediarvi. Ma questo, a mio avviso, significa soltanto che una cospicua minoranza di elettori “di sinistra” è stata la prima ad opporsi alla corruzione e al personalismo della politica, che a quell’epoca vedeva nel governo Berlusconi una delle sue più rivoltanti incarnazioni. Certo, eravamo ingenui a vedere nel governo di destra il diavolo in persona, anziché una delle molte manifestazioni bipartisan di un diavolo che ha il suo trono molto lontano da qui. Ma nessuno “nasce imparato” e le manifestazioni girotondine furono per me e per molti altri una palestra di azione, provocazione, confronto e consapevolezza che ci permise di iniziare a capire quali fossero, dietro la mascherata dei finti contrasti tra centrodestra e centrosinistra, i veri centri di potere a cui l’Italia è asservita.


Grillo è stato giustamente lodato – da Maurizio Blondet, ad esempio – per aver portato in piazza una minoranza di cittadini consapevoli e autorganizzati, con una manifestazione libera da sponsorizzazioni sindacali e partitiche che non è costata una lira alle istituzioni. Vorrei umilmente ricordare che non è stato il primo. Nel settembre 2002, la manifestazione organizzata da Nanni Moretti e dai movimenti a Piazza San Giovanni fu anch’essa autorganizzata, autofinanziata e libera da sponsorizzazioni partitiche. Almeno nel senso che partiti e sindacati si accodarono, assai poco invitati, ad una manifestazione che era nostra e in cui la loro presenza era superflua e non necessariamente gradita. Moretti era un propagandista dei DS? Può darsi, ma vorrei ricordare che fu lui il primo, in Piazza Navona, ad attaccare pubblicamente la dirigenza del centrosinistra dopo la sconfitta alle elezioni del 2001. Ricordo anche che, dopo l’immensa manifestazione a Piazza San Giovanni, ebbe il buon gusto di liberarci della sua presenza carismatica, invitandoci a imparare a nuotare da soli o affogare. Ricordo quella giornata del settembre 2002 come uno dei momenti più belli e politicamente significativi della mia vita. Confucianamente, Moretti ci insegnò a pescare anziché farci l’elemosina di qualche pesce avariato in cambio di un tornaconto politico. Grillo non ha fatto altro che riunire quei pescatori – pochi o molti – che hanno fatto tesoro della lezione di allora. Dunque io non vedo una continuità tra “grillisti” e girotondini. Vedo continuità tra i grillisti e la parte migliore e più consapevole di un movimento che era, ed è ancora, in evoluzione.


- Grillo vuole fare il leader politico e fondare un partito. A parte che ha dichiarato tutto il contrario e che sarebbe stupido a scambiare popolarità e introiti derivanti dai suoi spettacoli con un grigio posto in Parlamento; ma quand’anche fosse, che razza di obiezione è? Il problema non sono i partiti politici, ma il modo in cui sono concepiti in Italia (e ormai, per la verità, quasi dappertutto): come caste chiuse il cui scopo è acquisire e amministrare il potere nell’interesse delle banche centrali e dei grandi centri industriali e finanziari, abbandonando il paese a se stesso. Caste che non rappresentano più niente e nessuno, se non la fame di soldi e di potere dei propri dirigenti, affiliati e finanziatori. Io non credo che una collettività possa sopravvivere senza forme di organizzazione che si facciano carico di amministrare le sue esigenze. Ma queste forme di organizzazione devono tornare a essere espressione dei cittadini. Devono essere strettamente controllate e modificabili in ogni momento da istanze provenienti dal basso e non dal capriccio dei loro leader. E quando dico “dal basso” non intendo dalla massa in generale, che non ha la cultura né la competenza per controllare o gestire un bel niente, ma da quei gruppi di cittadini che dimostrino con apposite selezioni concorsuali di possedere le qualità necessarie per svolgere questo delicatissimo compito. Devono essere finanziate quel tanto che basta a garantirne l’efficienza e non una lira di più. Ogni spreco, anche minimo, deve essere denunciato e punito. Il lavoro del parlamentare deve essere retribuito quanto quello di un insegnante di buon livello, non quanto quello di un sovrano dell’ancien régime. Deve essere una missione più che un privilegio. La domanda non è se Grillo intende o no fondare un partito. Ammesso e non concesso che abbia la minima intenzione di fare una cosa del genere, la domanda sarebbe, eventualmente: che tipo di partito intende fondare?


- Grillo è un comico e non ha la stoffa del leader. Risponderei: e meno male. Ci serve giusto un altro mascellone che ci dica cosa è bene e cosa è male, cosa dobbiamo fare e pensare. Ciò di cui abbiamo bisogno – scusate se insisto – sono “leader” alla Nanni Moretti (o alla Lucio Quinzio Cincinnato, per chi esige un modello più alto) che sappiano fare ciò che devono nel momento in cui va fatto, sappiano creare la giusta organizzazione, la giusta “scintilla” m****e, per poi togliersi dai piedi dicendo: adesso che vi ho mostrato cosa potete fare, arrangiatevi un po’ da soli. Dio ci guardi dai leader che fanno i leader per lavoro e fino alla pensione.


- Grillo sbaglia bersaglio, mira ai partiti politici anziché ai fabbricanti di moneta che ne sono i padroni. E va bene. Continuiamo a farci del male. Uno cerca faticosamente di partire e noi gli sgonfiamo le gomme della macchina per punirlo di non essere già arrivato. Se qualcuno vuole provare a spiegare alla gente il problema del signoraggio, senza avergli prima fatto capire che la dicotomia tra destra e sinistra è una farsa da superare, si accomodi pure. Se qualche coraggioso spera di mettere il popolo contro la ferocia dei banchieri senza fornirgli neppure le armi culturali per combattere l’esercito di mummie nullafacenti che ne sono i maggiordomi, a lui vadano i miei migliori auguri di buona fortuna. Chi grazie a internet è arrivato a comprendere, dopo anni di ricerche, quali sono i reali meccanismi del potere, ha spesso una fretta indiavolata. Vorrebbe che tutti compissero in dieci minuti il percorso che a loro ha richiesto anni e anni di “adattamento” mentale. Finiscono così per costruire le case partendo dal tetto, con l’unico risultato di non creare nulla di utile e sprecare un sacco di energia e di materiale. Grillo non è “più arretrato” o “più pavido” di chi denuncia giustamente il signoraggio come radice di ogni problema. Sta solo cercando di costruire la consapevolezza per gradi anziché partire in quarta dando per scontato che sia già esistente. Gli diamo una mano o restiamo a rimirare estasiati i nostri ammassi di tegole, senza uno straccio di muro sotto?


http://blogghete.blog.dada.net/post...SPAIO#commentil

romans 09-13-2007 08:07 PM

Sono d'accordo al 99%, a mio giudizio una disamina serena e obbiettiva, senza pendere dalle labbra di nessuno.

L'1% è: "quando dico “dal basso” non intendo dalla massa in generale, che non ha la cultura né la competenza per controllare o gestire un bel niente, ma da quei gruppi di cittadini che dimostrino con apposite selezioni concorsuali di possedere le qualità necessarie per svolgere questo delicatissimo compito." Detta così pare voglia precludersi la possibilità di una vera crescita collettiva, che può avvenire solo con la partecipazione. Ma magari il senso è l'esatto opposto. Pe rpartecipare bisogna crescere. Può essere un'idea, chissà.


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