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  #1  
Old 09-13-2007, 12:56 PM
cicciototti cicciototti is offline
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Default Grillo e la blogosfera

Massimo Mantellini scrive di tecnologia in rete, collaborando con Punto Informatico, IlSole24ore, Impulsoweb.
Due giorni fa, ha scritto una cosa che lui stesso definisce "discretamente lunga e pallosa (e me ne scuso) sui rapporti fra Beppe Grillo e la rete Internet. Ma che ci volete fare: mi andava."

La riporto di seguito per sottoporre anche questa riflessione a quelle della cl comunity

La Casta ha venduto oltre 800.000 mila copie in pochi mesi. Questo purtroppo non significa che gli italiani abbiano cominciato improvvisamente ad interessarsi ai libri. Gli italiani sono in fondo alle classifiche europee di lettura di libri. Questo è un dato. Si potrebbe dire, qualcuno - mi sembra di sentirlo - potrebbe dire:
“E tu che vuoi? Ti lamenti se 800.000 persone acquistano un libro? Andiamo bene! Dovresti ringraziare invece, cogliere in questo un segnale del mondo che cambia, una tendenza che si inverte, una scintilla che si accende in un popolo stremato da una classe politica ipertrofica e inamovibile.”

Forse dovrei.

E tuttavia dubitare che il successo clamoroso di un saggio sui guasti della politica in Italia possa significare qualcosa per la crescita della passione per la lettura negli abitanti della pen1sola è un po’ come dubitare che il grande successo del V-day di Beppe Grillo significhi qualcosa nel panorama della nuova comunicazione in rete. Che e’ poi quello che mi appresto a fare in questo lungo post.

Si parla molto in questi giorni di come il successo del blog di Grillo e dell’iniziativa di aggregazione del malcontento popolare del comico genovese siano fenomeni mediati da Internet. Ma come La Casta non trasforma gli italiani in feticisti della lettura cosi le migliaia di contatti del blog di Beppe Grillo e le successive concretizzazioni nella vita reale di questa audience (dai primordiali acquisti di pagine sui quotidiani alle ultime manifestazioni di piazza) non fanno dei fans di Beppe Grillo la nuova onda della comunicazione in rete che si fa “azione politica”.
Lasciamo perdere le analisi che giungono da fuori della rete, non ci interessano, tanto sono lontane da una comprensione minima delle cose (e in molti casi in questi mesi la stampa italiana su Grillo ha mostrato davvero il peggio di sè) e riferiamoci solo ad alcune delle analisi che abbiamo letto in questi giorni sul web.
Il blog di Beppe Grillo, senza volerne sminuire il grande successo popolare, non fa parte di nessuna nuova dinamica comunicativa di rete. E’ comunicazione convenzionale con le ballerine del web 2.0 attorno. Beppe Grillo fa sul suo sito la stessa cosa che fa da un palco dei suoi tanti spettacoli in giro per l’Italia. Internet non aggiunge un grammo a queste modalità note e sperimentate. I fenomeni aggregativi che avvengono a margine del suo blog, quelli sì invece usano la rete ed il passaparola per dar segno di sè, ma hanno con Grillo il medesimo rapporto che Grillo ha con i suoi fan fuori dal teatro. Buono o cattivo che sia nulla di nuovo all’orizzonte.

Se questo è vero si capisce bene come invocare il passaparola o gli strumenti della rete (il potere di Internet scrivono in molti) come la spiegazione di questo grande successo giunto fino alle piazze d’Italia, sia una affermazione abbastanza vuota di senso. Grillo ha successo, le sue campagne incontrano l’attenzione del pubblico e riempiono le piazze in virtù del suo talento (o della sua irresistibile guittezza) e non perchè sacri contenuti sono stati applicati ad uno strumento comunicativo nuovo che ne ha moltiplicato la risonanza. Internet insomma non c’entra molto.

Anzi paradossalmente Internet è stata usata da Grillo (come per la verità fanno in molti) per verniciare di nuovo vecchi meccanismi aggregativi che hanno in passato ottenuto uguale successo di pubblico per altre vie. Grillo per esempio da tempo straparla di blog e del loro grande potere ma si capisce bene, ascoltandolo, che si sta riferendo al proprio blog e a null’altro. Perchè null’altro forse conosce. Da questo punto di vista la definizione di “leghista ripulito” che alcuni miei caustici commentatori hanno ritenuto di dargli, non è poi cosi totalmente assurda: racconta di un massimalismo con platea plaudente che assomiglia molto ad una certa retorica celodurista oggi fortunatamente quasi passata di moda (a parte Borghezio ma questa e’ un’altra faccenda).

Questo punto di vista appena espresso forse aiuta anche a comprendere, come mai i blog più popolari in Italia – come scrivono alcuni - abbiano snobbato la causa di Grillo quasi completamente per dedicarsi come al solito allo struscio reciproco (una domanda che anche Stefano Vitta si poneva nel suo talk al Romagnacamp qualche giorno fa). Scrive per esempio Kit ancora dai commenti del mio blog:

Come mai ad ogni languido sospiro di Luca Sofri (il cui sito leggo volentieri, ma che continuo a non considerare un blog) molti dei suddetti primi dieci di classifica accorre con link, pensieri e parole di vago (ma leggermente neh?) strisciante affetto?.... Si può ignorare uno che raccoglie ad un post quasi 1400 commenti?

Forse, dico forse, Grillo è volontariamente fuori da qualsiasi dinamica di rete. Emette ma non riceve, parla ma non risponde, Grillo forse usa Internet bene (ben consigliato, andrebbe detto) ma non abita la rete. E come lui la grande maggioranza dei suoi commentatori e lettori. E questo nelle dinamiche di nicchia della rete stessa fa di lui un estraneo, che può essere magari citato in giro quando scrive scemenze in un post, ma che nella blogosfera riceve mediamente la stessa attenzione dei grandi emettitori generalisti (le Tv, i quotidiani ecc): vale a dire poca. Contano le migliaia di commenti? Poco anch’essi. La gestione dei commenti del blog di Grillo e forse l’errore più grande della fortunata gestione Ca****ggio (alla quale si potrebbe anche imputare la leggerezza con la quale firmano “Beppe Grillo” post scritti da una redazione della cui esistenza le migliaia di lettori del blog nulla sanno), uno spazio aperto al commento di chiunque (ah la democrazia!) ma totalmente abbandonato all’inevitabile rumore di fondo di un sito web ad alto traffico. Vedi alla voce “partecipazione” polverizzata in pochi istanti in inutile “confusione”.

Il passaggio successivo del ragionamento è scontato e suona più o meno così. “Grillo almeno si dà da fare per cambiare le cose mentre voi ve ne state qui nei vostri blogghetti ininfluenti a citarvi l’un l’altro in una sorta di circolo di grandi obesi dell’informazione ombelicale”.

Obiezione accolta. Non tutti possono cambiare il mondo. Anche se qualcuno può pensare (io per esempio lo penso), senza per questo essere tacciato di ignominia, che le reti di relazioni sociali che oggi Internet consente siano “lo” strumento principe per rendere migliore l’informazione in Italia. Un passettino alla volta. Poi alla fine non funzionerà (banalmente perchè non ci sono abbastanza persone che amano questa sorta di microesposizione personale, mentre ce ne sono assai di più capaci di comporre per qualche ora un grande movimento di massa ad uso e consumo dei TG) ma certamente un movimento verso la consapevolezza del peso della opinione piccola di ciascuno espressa liberamente su un mezzo elettronico ha qualche chance in più rispetto al momentaneo vaffanculo della grande folla.

Il potere di Internet se esiste è quello della esposizione di ciascuno singolarmente a formare un unico ecosistema, non della grande marea umana aizzata come diceva Gaber “a colpi di musica e di rivoluzioni”. Il potere di Internet se darà segno di sè (ma accadrà mai?) lo farà solo quando una massa critica di singole individui inciderà personalmente con il proprio pensiero sulla superficie delle cose. Quando accadrà, se accadrà, oggi certamente non accade, nessuno di questi nuovi cittadini sarà disposto a raccontare sè stesso dentro il millesimo commento del post di un comico di talento dai modi incerti e dalle tematiche forti, ma preferirà farlo utilizzando strumenti comunicativi individuali. Internet è il grande aggregatore. E il passaparola vale fra pari. In casi esemplari come quello di Grillo ha invece un altro nome: si chiama propaganda. E la propaganda si sa in rete funziona poco o nulla.


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  #2  
Old 09-13-2007, 01:33 PM
stefano.vitali84 stefano.vitali84 is offline
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non è vero che grillo non risponde però non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire pierfer casinista docet


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  #3  
Old 09-13-2007, 01:41 PM
alma alma is offline
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C ho pensato su tre giorni,ma ho alla fine deciso che meritan attenziione le seguenti considerazioni di Eugenio Scalfari.
Da La Repubblica
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  #4  
Old 09-13-2007, 01:49 PM
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ci hai pensato su tre giorni???
Io ci metterò tre giorni a leggerlo


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  #5  
Old 09-13-2007, 02:34 PM
cicciototti cicciototti is offline
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Quote:
Originally Posted by alma
C ho pensato su tre giorni,ma ho alla fine deciso che meritan attenziione le seguenti considerazioni di Eugenio Scalfari.
Da La Repubblica

... e forse anche quelle di daniele luttazzi postate ieri qui e, mi pare, passate inosservate.


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  #6  
Old 09-13-2007, 02:47 PM
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io vorrei che tutti questi signori dall'intelletto fino (avete fatto caso, hanno adottato lo stesso stile: "ho aspettato di commentare a freddo", per farsi vedere distaccatati e dare al loro articolo una sensazione di meditato...) potessero darmi una definizione di "antipolitica" che rigurgitano abbondantemente, e giacchè si trovano, quello di "politica" o meglio de "il far politica".
gli insegnanti che scesero in piazza contro la riforma moratti hanno fatto politica, antipolitica o cosa?
i girotondi, nanni moretti nell'era del nano erano segnali di politica o antipolitica?

la sensazione che ho è questi "portatori sani" del buon pensiero si sentano traditi nella loro missione di sentenziare su chi/cosa sia buono e chi sia cattivo (avrete notato anche nella notizia di oggi "Mastella usa l'aereo presidenziale per andare al Gran Premio di Monza".... in realtà gli stron#i erano sia Mastella che Rutelli. ma per la stampa il bersaglio grosso è il ministro di indulto ed ingiustizia, e quindi si sottace il fatto che il vicepremier abbia abusato quanto e forse più del maialone ceppalonico del sua "CASTità").
nel vaffa-day sono usciti spezzati sia i "buoni" (paduaskioppa, amato...) sia i cattivi (il nano, mastella,....) e questo è grave per costoro: vìola le regole stabilite dall'intellighenzia editoriale.
nel v-day si è riusciti per la prima volta a gridare "la legge biagi è una cagata pazzesca!". le brigate rosse hanno fatto un danno al paese, ai lavoratori, che neanche la confindustria nei peggiori momenti è riuscita a fare: ha dato, al defunto ideatore della riforma, un'aura di santità (ribadita esplicitamente da pierPiero Casini) che rende inattaccabile una legge che non può neanche essere analizzata; è una torah neocons e chi la guarda solamente compie sacrilegio. Ecco il VaffaDay ha spezzato, fosse solo per pochi minuti, questa sacralità presunta della "biagi".
parlar (male) della biagi, dunque, è politica o antipolitica? tutti gli oracoli che ora sentenziano di "antipolitica/uomo_qualunque/...." cosa stavano salmodiando nel frattempo? che fine hanno fatto i girotondini che tanto jogging hanno fatto negli scorsi anni? si sono iscritti ad altri sports? gridano "resistere, resistere, resistere" mentre eseguono esercizi pilates con i DVD nei loro salotti buoni?

....mi fermo (per vostra fortuna).
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«Fino a quando il colore della pelle sarà più importante del colore degli occhi ci sarà sempre la guerra.» Bob Marley


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  #7  
Old 09-13-2007, 03:03 PM
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Io ho letto i due commenti e dico solo una cosa: troppo facile criticare, trovare il pelo nell'uovo dopo che 300.000 persone hanno firmato delle 'idee' di qualcun'altro...


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  #8  
Old 09-13-2007, 03:07 PM
alma alma is offline
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Politica.E non ci piove sopra.
E' la sottolineatura del lato "assemblearistico"(pardon ) che effettivamente non fa una grinza.
La Politica è qualcosa di molto più alto,responsabile e mo*rale.Se non c'è o non è tale,ben vengan queste manifestazioni,sfoghi,ribellioni ed anche-perché no?-rivolte.
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  #9  
Old 09-13-2007, 04:26 PM
cicciototti cicciototti is offline
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segnalo questo intervento di Paolo Flores d'Arcais,
e questo di Pancho Pardi che credo potrebbero trovare diffusi consensi.

personalmente confesso di concordare con l'intervento di Giovanni Russo Spena su Liberazione di ieri 12/7/07, che riporto di seguito:

Molti degli obiettivi sui quali si è mossa, sabato scorso, la manifestazione di Beppe Grillo sono perfettamente condivisibili e figurano ai primi posti nell'agenda della sinistra d'alternativa e del Prc in particolare. Molte critiche di Grillo al sistema politico e ai partiti sono giustificate, e anche in questo caso coincidono con le nostre proposte di legge.
Molto del malessere indicato da quella manifestazione è dovuto alla sensazione di un distacco crescente, arrivato ormai a livelli intollerabili, tra rappresentati e rappresentanti, di un progressivo deperimento della partecipazione dei cittadini alle scelte politiche che si traduce in uno svuotamento dall'interno della democrazia.
Si tratta, purtroppo, di una sensazione fondata. E' quindi comprensibile che molti militanti ed elettori di sinistra si siano riconosciuti nella protesta organizzata da Beppe Grillo e che in molti casi non abbiano compreso le critiche mosse a quella manifestazione da alcuni esponenti della sinistra.
Fare chiarezza è dunque non solo opportuno ma anche necessario.
A mio parere il problema principale del "V-Day" era nella sproporzione tra la mole dei problemi e dei guasti denunciati (dal precariato allo scempio ambientale, dalla privatizzazione dell'acqua alla campagna dei sindaci contro i lavavetri) e l'incapacità sia di individuare un progetto all'interno del quale inquadrare gli obiettivi, sia di identificare gli avversari che impediscono il raggiungimento degli stessi obiettivi, sia di costruire una soggettività sociale in grado di imporre i medesimi obiettivi.
O meglio, gli avversari vengono identificati, sbrigativamente e superficialmente, solo con "i partiti", e il progetto, di conseguenza, si riduce all'assalto contro i partiti stessi. Ora, ferma restando l'urgenza non procrastinabile di una drastica riforma del sistema politico e dei suoi costi, non si può pensare di affrontare il dramma del precariato senza chiamare in causa gli interessi e le pressioni delle aziende e di Confindustria.
Né ci si può misurare con le devastazioni ambientali prendendosela solo con l'eccessivo uso di auto blu e trascurando invece il ruolo e il peso della grandi multinazionali.
Le conseguenze di questa sproporzione tra le dimensioni dei problemi affrontati e quelle dei "rimedi" proposti produce inevitabilmente contraddizioni stridenti. Capita, ad esempio, che Confindustria, prima responsabile del dilagare del precariato, possa persino apprezzare una manifestazione che denunciava appunto la precarizzazione selvaggia. Capita anche che finiscano nella stessa lista di parlamentari di cui si propone l'estromissione dal Parlamento perché condannati in via definitiva una ventina di politici condannati per collusioni con la mafia e un deputato, Daniele Farina,condannato per aver partecipato a manifestazioni di protesta sociale che io ho assolutamente condiviso, nella forma e nella sostanza. Il che è assurdo e soprattutto fuorviante.
Non ci si può nascondere il rischio che confusioni del genere alimentino una tendenza genericamente antipolitica, populista e plebiscitaria, il cui esito sarebbe una ulteriore diminuzione e non un recupero della partecipazione dal basso: l'esatto opposto di quanto chiedevano le piazze di sabato scorso.
Dunque non c'è alcuna contraddizione tra la condivisione di quasi tutti gli obiettivi del "V-Day" e le critiche contro quella manifestazione. Il che ovviamente non significa affatto liquidarla "in toto" come qualunquista e tantomeno può costituire un alibi per le resistenze del sistema politico alla necessità di riformarsi.
Sapendo tuttavia che l'estromissione dei deputati condannati e la limitazione della rieleggibilità a due legislature, così come la sostanziale incompatibilità tra ruoli esecutivi e di rappresentanza (temi su cui, anche con proposte di legge, da più legislature siamo presenti), non basteranno a riformare un sistema politico il cui limite principale è l'assenza di partecipazione dal basso, e che nessuna riforma del sistema politico servirà a risolvere i problemi denunciati sabato scorso senza chiamare in causa la ridislocazione e ristrutturazione dei poteri forti.
Ricostruzione di uno spazio pubblico, critica della politica e critica del potere sono inscindibili. Non concepisco una lotta democratica contro il "sovversivismo delle classi dirigenti", contro l'intreccio tra economia legale e illegale, contro il processo di accumulazione della borghesia mafiosa senza la priorità del conflitto sociale organizzato. Altrimenti siamo sempre alla metafora dell'emergenza, dello "stato d'eccezione permanente".


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