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Arriva in Italia la web tv di Al Gore

Il palinsesto composto da brevi video, di informazione e intrattenimento. Chi li produce viene pagato con una cifra tra i 200 e i mille euro



MILANO - Il giorno X, per quelli che la tivù, dovrebbe essere il prossimo 8 maggio. Data in cui Al Gore presenterà a Milano – e sembra anche a Roma – l’ingresso del network Current tv nel BelPaese. Una televisione trasver****, o come dicono gli esperti, crossmediale, che con la promessa di contenuti freschi, raccolti da internet, porterà sul network di Sky – al canale 130, nel pacchetto base – documentari stringati, brevi, anche brevissimi, raccolti da una tribù di giovani videomaker. Non giornalisti, e forse nemmeno registi. Semplicemente, testimoni, insieme alle reti di distribuzione digitali, di una nuova era di produzione di contenuti che negli Stati Uniti, in Inghilterra e in Irlanda ha già raccolto più di 50 milioni di affezionati.

Cosa sarà, Current Tv: un canale internet, dove video e programmazione, più o meno come accade sul sito americano, manda in onda informazioni e intrattenimento video 24h su 24, distribuite secondo una “ruota” di tematiche e con servizi di una durata massima di dieci minuti. Poi, Current sarà un equivalente palinsesto programmato sul satellite, a flusso continuo. La programmazione del network, che dalla sua nascita, nel 2005, ha ricevuto riconoscimenti tra i quali l’Emmy Award 2007 come miglior canale televisivo interattivo, non verte tanto sul progetto di un pianeta sostenibile quanto su uno specifico target di visitatori-telespettatori. Giovani tra i 18 e i 35 anni la cui dieta mediatica è veloce, e onnivora: arte, spettacoli, moda, musica, attualità, denaro, relazioni, politica, e dulcis in fundo l’ambiente.

«Current ha scelto l’Italia come primo paese non anglofono – spiega il neo direttore del canale Tommaso Tessarolo (leggi l'intervista)– perché crede nella nostra capacità espressiva: siamo un luogo ricco di arte e cultura, e in cui il panorama dei media sta cambiando velocemente. Forse siamo arrivati nel momento giusto…».

L’investimento previsto per realizzare una programmazione in lingua italiana, che catturi un pubblico di giovani – forse un poco idealisti, forse un poco impegnati – è importante. Saranno assunte 30 persone nella sede milanese, tutti i pod (termine tecnico per dire video) che andranno in onda saranno remunerati con cifre piccole, rispetto all’estero, ma significative. Per chi sogna, da grande, di documentare, i video che Current manderà in onda varranno dai 200 ai 1.000 euro. Il 30% del palinsesto conta su questi ragazzi.

E infatti, i primi ad essere coinvolti nel progetto sono stati loro, i blogger che da tempo scrivevano di Current, i videomaker in contatto con internet, i giovani registi in cerca di un’opportunità. A Milano e a Roma, la scorsa settimana, si sono tenuti due incontri in cui Davide Scalenghe, VC2 (acronimo di Viewer Content) manager, ha illustrato a ragazzi arrivati col passaparola la linea editoriale. Non opinioni o parti politiche ma linee guida pratiche da adottare, per entrare a far parte del gruppo degli stretti collaboratori: «La cosa migliore che potete fare, prima di iniziare a girare, è guardare i nostri pod americani. Più ne guardate, più ne diventano chiari la struttura e l’impianto narrativo…». Dal palco Scalenghe spiegava. La platea, silenziosa prendeva appunti. Poi, i più coraggiosi hanno mostrato i mini-documentari che già avevano prodotto in solitudine.

Era presente all’incontro il fondatore di Mytv Salvo Mizzi, oggi responsabile Digital Service Innovation di Telecom Italia, che così racconta il pubblico: “Una massa di ragazzi con maniche di camicia rivoltate, e il senso che qualcosa stesse succedendo, di nuovo: un’asta a battitore unico con cui tutti ambivano cimentarsi..”.

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Ce la faranno, i videomaker italiani, a tenere alto il nome di Current? Un network che grazie ai contenuti e alle informazioni inviati in tempo reale nel giro di due anni ha bagnato il naso persino alla Cnn. Il primo scoop durante l’uragano Katrina. Nel marasma delle immagini riprese dagli elicotteri, l’unico video girato da terra è stato quello di un soccorritore volontario di 23 anni appena. Ha ripreso quel poco che restava di New Orleans dalla barca con cui caricava i sopravvissuti, e una volta tornato a casa, ha montato tutto da sé e inviato con un instant messanger il servizio. Che ha fatto il giro del mondo, come le immagini girate da un giovane israeliano nella striscia di Gaza durante l’evacuazione. Quando più nessun giornalista era ammesso, e cittadini invece sì. Forse è questo il lato positivo della globalizzazione. Forse, con Current, gli italiani potranno dimostrare di conoscere le lingue, essere pronti a giocare una partita veramente internazionale, e forse anche di avere quel talento di cui tutti parlano ma che, An Inconvenient Truth, poco interessa davvero.

fonte www.corriere.it
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