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Old 11-09-2006, 08:10 PM
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Exclamation Chi ha ucciso la tv generalista?

Chi sta uccidendo la tv italiana? E soprattutto si può davvero darla per spacciata? Freddamente la crisi della tv si riassume in pochi numeri, spiegano gli esperti di analisi di mercato. Nonostante la popolazione sia aumentata, oltre quota 56 milioni, le grandi reti Rai e Mediaset hanno perso nell'ultimo anno un altro milione e mezzo di spettatori. Il dato, di fine settembre, riguarda proprio la prima serata, ovvero gli orari di punta delle tv che sono definite generaliste perchè si rivolgono cioè al pubblico più ampio, senza cioè scegliere a priori un segmento, come fanno invece i canali specializzati in sport, telefilm, documentari e così via. Chi guarda al dato più tecnico del cosiddetto «periodo di garanzia», il pacchetto dei giorni in cui l'audience viene misurata per la pubblicità, parla di un differenziale tra meno 5 e meno 7 % circa, nel giorno medio, a metà della rilevazione autunnale.

Gli ultimi successi della tv non racimolano mai platee tanto ampie, persino i reality-show da prima pagina come L'Isola dei famosi (meno 9 % in questa ultima edizione) o La Pupa e il Secchione (che in fondo non ha superato la fettina del 15 %). I grandi varietà tradizionali, che incantavano venti milioni d'italiani, ora si fermano a un pugno di milioni di spettatori. E dire che Gianni Morandi, per esempio, le ha provate tutte, persino a dare un'improbabile svolta cattivista alla sua immagine: duetti con i grandi divi resuscitati elettronicamente, eventi come la riappacificazione con il rivale storico Massimo Ranieri, monologhi simil-Celentano dove invece dell'essere (cattolico) «rock e lento» c'era un bel comunista-materialista avere. Alla fine per dirla con il suo monologo, l'Auditel sentenzia: un nuovo Morandi «ce l'ho» (forse), ma un pubblico da Raiuno «mi manca».

Basta poi guardare una qualunque domenica pomeriggio, e sommare i dati delle altre tv a quelli del satellite, per trovare sempre un numero a due cifre, e quasi sempre vincente. E dire che Rai e Mediaset si dissanguano tra tanti improbabili multipli di Domenica in. Allora, è tutta qui la crisi della tv, nei 4 milioni d'abbonati raggiunti da Sky? Se vi a curiosare all'interno dei dati d'ascolto complessivi della tv, si scopre che la crisi è maturata tra il pubblico più giovane: l'Auditel procede per fasce decennali, e scorrendo insieme quelle tra i 15 e i 44 anni, si vede la veloce fuga dalla tv in atto. Ci sono tante spiegazioni possibili, prime tra tutte una certa evidente cattiva gestione di alcune reti Rai e Mediaset, ma il fenomeno è troppo rilevante per essere liquidato così. In fondo, c'è l'esempio di Mtv che parla chiaro: la rete videomusicale che nel mondo è stata considerata pilota quest'anno, spiegava il New York Times, ha investito molto nella versione lanciata sul web del suo programma di punta per adolescenti Laguna Beach, per controbattere l'affermazione dei siti con i video più cliccati. Ha tutta l'aria di una guerra di facciata, anche perché appare inarrestabile il successo dei vari Myspace, acquistato per 580 milioni di dollari dal magnate mediatico Rupert Murdoch, e YouTube, appena entrato nell'impero virtuale di Google con un'operazione finanziaria stimata 1 miliardo e 500 milioni di dollari.

Se si guarda agli Usa, si vedono chiaramente i termini del problema. E il verbo della domanda iniziale cambia decisamente tempo, per diventare proprio: chi ha ucciso la tv? L'esplosione e la combinazione dei nuovi media, in particolare attraverso Internet, ha stregato completamente il pubblico dei più giovani, allevati a pane e playstation, i-Pod, telefonini e quant'altro. La battaglia tra i colossi del settore telecomunicazioni e telefonia mobile accelera la riconversione del pubblico tv: velocità e capacità di connessione Internet, videotelefonini, nuovi sms e così via sono tappe di una crescita che vede già, per tornare in Italia, almeno un terzo della popolazione in contatto con 4-5 media diversi.

I nati dopo gli Anni '80 sono considerati dalla sociologia americana la prima generazione non televisiva, variamente definita «generazione@», «generazione-web», oppure «generazione IMers» (dove IM sta per Istant Messagging). Quest'ultima definizione appare la più calzante perché fotografa l'abitudine a vivere perennemente in contatto con gli altri attraverso i programmi di messaggistica istantanea su Internet e i cellulari. Gli IMers, se proprio devono sapere che cosa succede in tv, si spediscono in rete un Blob su misura, il minuto dell'introvabile bestemmia di Ceccherini o lo strafalcione della Pupa. La tv generalista è stato il media dei «baby-boomers» e ora è la «generazione IMers» che chiude l'epoca del telecomando.

Resta aperta la domanda di fondo, se cioè sia una conquista solo positiva la fine della tv, o se non sia sintomatica della «liquefazione della società» denunciata da osservatori acuti del nostro mondo come Zygmunt Baumann. Ci si chiede persino se si possa parlare di «generazione» IMers, dal momento che l'istantaneità della comunicazione di per sé non è considerabile un fattore culturale unificante. Un grande intellettuale francese, Paul Virilio, ha recuperato la felice intuizione del teologo protestante Dietrich Bonhoeffer, secondo cui «l'immediatezza è un'impostura», per spiegare che cosa sta succedendo con i nuovi media. La tesi di Virilio è che ha un effetto perverso essere in contatto perenne con chiunque nel mondo, senza magari rivolgere più la parola alle persone accanto a noi: è «l'espressione del declino dell'unità di vicinanza», di una traiettoria ben definita «nell'orizzonte negativo, verso la sparizione». Ma questa è ben un'altra questione, molto di fondo, e non toglie nulla al grande colpo dei soliti ignoti: l'uccisione della tv da parte delle nuove generazioni.

fonte: lastampa.it
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  #2  
Old 11-09-2006, 08:27 PM
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Originally Posted by staff
I nati dopo gli Anni '80 sono considerati dalla sociologia americana la prima generazione non televisiva, variamente definita «generazione@», «generazione-web», oppure «generazione IMers» (dove IM sta per Istant Messagging). Quest'ultima definizione appare la più calzante perché fotografa l'abitudine a vivere perennemente in contatto con gli altri attraverso i programmi di messaggistica istantanea su Internet e i cellulari. Gli IMers, se proprio devono sapere che cosa succede in tv, si spediscono in rete un Blob su misura, il minuto dell'introvabile bestemmia di Ceccherini o lo strafalcione della Pupa. La tv generalista è stato il media dei «baby-boomers» e ora è la «generazione IMers» che chiude l'epoca del telecomando.


Io mi ci trovo in pieno..i "rialiti scio" non li guardo...però se succede qualcosa di mediaticamente rilevante you tube mi fornisce tutto per rivedere..
Altra cosa oramai ho preso l'abitudine di vedermi anche programmi che mi acchiappano direttamente on line, come striscia la notizia e iene, cosi vado subito ai servizi che mi interessano(salto cosi quelli che non mi piacicono di ballantini o di michel unzicher dal ticino)
E poi le chat istantanee le uso dai tempi di ICQ( 1998).. mi ricordo il classico suono di quando arrivava il messaggino "OH OH"..che poi si è trasformato in MSN e infine windows live..e poi gli sms/mms..

insomma faccio parte di codesta generazione..


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  #3  
Old 11-09-2006, 08:32 PM
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il problema sono i programmi, indecenti nel maggior numero dei casi, basterebbe fare una prova: mettere grillo il sabato sera, in prima serata, rai uno o canale cinque,dargli carta bianca e farlo parlare per tre ore a ruota libera... vedresti che ascolti...


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  #4  
Old 11-09-2006, 09:27 PM
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l'auditel e' farlocco... lo ripetiamo da anni
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