![]() |
credo che fino a quanto la politica rimane piu in televisione che nei vari parlamenti, la tv sara sempre piu di questo genere ed eventi di questo tipo
|
Io non credo che abbia detto cose offensive,volgarucce si ma non offensive. Lo hanno stoppato perchè a toccato Ferrara che adesso lavora lì.
Io credo che abbia voluto semplicemente far sentire Ferra ,che ha sempre difeso Berlusca, come un iracheno bombardato da tutti per fargli capire la c.....e che ha propinayo in TV in questi ultimmi 14 anni. Mi cheiedo se il direttore di La7 fosse sato direttore Mediaset nel 94 quando Sgarbi e ferrara insultavano sda canale 5 il pool di Mani Pulite se avrebbe fatto stessa cosa. Sgarbi quotidiani e l'altra trasmissione di Ferrara sono i veri insulti televisivi.. Poi sul fato che non si debba usare un linguaggio così pesante in facia protetta posso anche essere d'accrdo. |
Quote:
le undici e mezza di sabato sera non mi pare siano fascia protetta. io tutto sto stupore non lo vedo sinceramente: ha fatto una battuta articolata su una sua personale visione che usa per sopportare un determinato fatto. una battuta, punto e basta. e lo licenziano perchè ha avuto l'idea di fare una battuta su ferrara, solo perchè il buon giuliano fa parte dell'equipaggio di la7. il che è ancora peggio per la7 stessa: come a dire "fai quello che vuoi ma non parlare male di uno dei nostri". ripeto, ci sono cose molto più oscene che vediamo in tv tutti i giorni. se solo si pensa al discorso di berlusconi su biagi, santoro e luttazzi sull'uso criminoso della televisione, si capisce che questo non è un paese normale. soprattutto quando poi si scopre (per chi ne avesse ancora bisogno) che le cose dette da a satyricon da travaglio intervistato appunto da luttazzi, sono vere tant'è che la causa che si è preso l'ha vinta. è molto peggio dire che alcune persone sono dei criminali quando dicono la verità, che immaginare la scena di berlusconi che piscia su ferrara mentre previti gli vaga in bocca e quell'altra li frusta e raccontarla in tv. |
non tutte le persone amano scendere in basso per identificarsi alle masse. anche loro vanno rispettate. come io odio i film di de sica, i vari natali, che ho scorso e mai visto proprio per le volgarita' da 10 lire tipiche di un una fascia popolare che non mi appartiene..
|
vabbè dai... sarà il secondo decameron che viene censurato in italia! :rolleyes:
hanno potuto censurare catullo e boccaccio... figuriamoci luttazzi! :rolleyes: |
Io sto con Daniele.
|
Quote:
daniele? e' amico tuo? |
Quote:
:D:D:D ..ci vorrebbe l'omino schiantato in terra dal ridere ahahahah |
Sei simpatico...certo che lo e'.Probabilmente tu hai altri amici,e immagino quali.
|
Luttazzi, lettera di Giuliano Ferrara
"Era satira, ma un limite ci vuole" di GIULIANO FERRARA Caro Direttore, quella di Luttazzi su di me era satira, su questo non ci piove. Letta la frase in cui venivo messo oniricamente in una vasca e trattato come una latrina, per tirare fuori una pacifista antiamericana dallo smarrimento di fronte a una espressione per lei crudelmente surreale di Berlusconi ("ero contrario alla guerra in Iraq"), in un primo momento ho pensato che fosse una forzatura miserabile per tirarsi d'impaccio in un programma non particolarmente baciato dal successo e dallo scandalo. Ma non è così. La satira è un prodotto di ideologia e cultura, procede dai libri alla strada al palcoscenico in modo circolare. L'immaginario di Luttazzi, come lui dice, è Abu Ghraib e Ruzante, quella è per lui la cornice dello sketch a me dedicato (e anche ai miei compagni di latrina). D'altra parte non sono forse una specie di Petraeus all'amatriciana? Esiste una satira cruda e coprolalica, che si è espressa e si esprime, con risultati migliori o peggiori, in tutte le lingue, in molte situazioni e in molti regimi politici, antichi e moderni. Dunque era satira. Lui non sarà Aristofane o Molière, ma era satira. Perché allora, visto che sono sempre stato difensore della libertà di satira, ho approvato la sospensione del programma di Luttazzi, e in particolare la motivazione del comunicato e delle successive dichiarazioni di Antonio Campo Dall'Orto, il dirigente libertario e frecceriano de La7 che si è sentito tradito dall'uso irresponsabile della libertà concordata anche contrattualmente tra la sua emittente e il comico? Me lo sono spiegato così come segue, e penso sia utile comunicarlo pubblicamente ai lettori o più genericamente al pubblico. Il fondamento di una democrazia ormai sfasciata e sgangherata come la nostra è questo: Dio è relativo, è un culto privato, invece la libertà assoluta, è l'unico culto pubblico ammesso. E' noto che non sono d'accordo con questa impostazione e che penso sia vero il contrario. Ci sono criteri di valore e di vita non negoziabili, e pubblici per definizione anche al di là della fede religiosa o civile confessata, e invece la libertà, che prediligo e vorrei la più ampia possibile in ogni situazione della mia esistenza e di quella degli altri, è relativa. Culturalmente non sono spinoziano, sono cattolico romano. E' dunque naturale che io la pensi così. "Che c'entra?", direte. C'entra, c'entra. Perché ogni discussione sulle esperienze limite, e l'esercizio crudele della satira è una di queste esperienze, è una discussione sulla libertà e sui termini del suo esercizio. Il comunicato de La7 ha fissato un limite, e la società vive anche di limiti. E' culturalmente la stessa cosa di un divieto alla produzione sperimentale e assassina di embrioni, ha lo stesso valore linguistico pur trattandosi in questo caso di faccende per fortuna effimere. Non ho mosso un dito e nemmeno uno straccio di avvocato, non ho nemmeno corsivato alla mia maniera, quando Luttazzi ha portato in decine di teatri off off Broadway una definizione di "Giulianone" come del "residuo di ****** e cacca lasciato sul lenzuolo dopo un rapporto anale". Se sbiglietti in un teatro e la gente decide di venirti a vedere, lo puoi fare, e se a qualcuno non piacesse essere definito come sopra avrebbe al massimo il diritto di chiedere a un giudice una sanzione, posto che la ottenga, o di schiaffeggiare Luttazzi in pubblico o di denunciarne il linguaggio. Un mio amico americano dice: c'è la libertà di guidare, anche a trecento all'ora in una pista riservata a un pubblico pagante, ma in autostrada esistono limiti. In una tv generalista, insomma, è diverso. C'è per esempio un problema di coesione commerciale. La tv, come i giornali, è uno spazio in cui gli editori investono, e giornalisti e artisti praticano quello spazio contro pagamento di una mercede e devono praticarlo conoscendone i confini, sapendo, come dico da anni, che la loro libertà è relativa, che sono tecnicamente indipendenti ma sono dipendenti in senso stretto o soggetti, quando lavoratori autonomi, a un rapporto coordinato e continuativo che ammette la possibilità contrattuale di essere sciolto da chi investe e paga e ha il problema, non commerciale ma anche commerciale, di tutelare la propria identità di fronte al pubblico e agli inserzionisti. Questo vale per Luttazzi e per il suo rapporto con La7 e i suoi spettatori, come dovrebbe valere per quei furbetti "de sinistra" e "de provincia" di Santoro & C., i quali danno per ore la caccia al funzionario Rai di turno (Del Noce? Saccà?) s*******ndolo come assassino di Enzo Biagi con i complimenti, i denari, e le marchette apposte alle loro buste paga dalla ditta che inquisiscono. Sgradevole e forse spregevole uso privato, non dirò "criminoso" perché non ho l'autorevolezza televisiva o bulgara di Berlusconi, del mezzo pubblico e televisivo in genere. Il problema della libertà in Italia, come hanno spesso notato Aldo Grasso e Francesco Merlo, e con ragione, è proprio questo. Vogliono tutti fare Lenny Bruce, ma non vogliono vivere e morire nella gloria dell'outsider emarginato, alcolizzato e cirrotico, vogliono farlo con l'assistenza pubblica e privata del mercato televisivo per famiglie, possibilmente in prima serata, e con l'ulteriore assistenza del mercato della politica, che li fa deputati al primo segno di martirio. Ricchi e potenti perché liberi. Nel caso del furbissimo Benigni, adesso aspirano anche alla vita eterna con il timbro di Sua Eminenza Reverendissima Tarcisio Cardinal Bertone. In America, che è una democrazia costituzionale under God più autorevole della nostra, non si fa così. Quando sgarri, te ne vai secondo regole di mercato e di etica pubblica convenzionale, e nessuno ti verrà a molestare se eserciti il massimo della libertà a spese tue e del tuo pubblico. Questo tipo di libertà controassicurata, comunque, mi fa un po' ridere. E' la sanzione di un paese che non ha establishment, la cui grottesca rovina politica è cominciata nelle procure alla Tonino Di Pietro e alla Forleo, a loro modo eroi di satira televisiva anch'essi, ed è continuata con il clamoroso successo di pistaroli e demagoghi che invece di sbigliettare e faticarsi la libertà relativa di cui tutti godiamo, e facciamo l'uso che crediamo, chiedono e ottengono la libertà assoluta del prime time televisivo a una borghesia e a un sistema politico che non hanno più alcuna autorità, severità, ironia, significanza. Insomma. Se il mio editore televisivo fissa nella responsabilità televisiva un limite alla libertà di satira io sono contento, mi spiace solo che per farlo si debba ricorrere al canone secondo cui quella di Luttazzi non è satira, il che non è vero anche se in un primo momento ho equivocato leggendo il testo delle sue parole fuori del loro contesto drammaturgico e della loro legittima cornice ideologica (per me, ovviamente, un pochino ributtante). Se la sospensione del programma serve a far discutere di questo, io sono contento. Se Luttazzi torna in onda su La7 dopo che questa discussione si è svolta, e ricomincia, sono contento. Se lui e Campo Dall'Orto volessero venire a parlarne a "8 e mezzo", quando desiderino, sarei contento. Come vedete, sono molto contento. Sono contento anche della passione che il Manifesto, quotidiano comunista e dunque tribuna satirica fin nella testata, mette nella alta trattazione culturale del caso Ferrara-Luttazzi & Cacca. Sarei anche molto contento, ancora più contento, se accettasse l'idea che si deve ridere del patriarcalismo autoritario degli islamici o imbastisse nelle sue dense pagine difese così sofisticate della libertà di satira nel caso in cui un comico di destra prendesse Rossana Rossanda, la mettesse in una latrina e la trattasse come sono stato satiricamente trattato io. Non dubito che i colleghi comunisti sarebbero inflessibilmente coerenti con i loro principi. (10 dicembre 2007) http://www.repubblica.it/2007/12/se...ra-ferrara.html |
Costretto a frenare il panzone!...ehhhh?
|
Quote:
A dire la verita', a me sembra molto piu' intelligente e sensato il commento di Ferrara che la "satira" iniziale di Luttazzi... si vede che i due, a livello di cultura personale, sono su due pianeti completamente diversi... |
coincidenze:
da chi era stato cacciato la prima volta Luttazzi??? e chi è l'amicone che è stato di recente in studio da Ferrara?? bohhhhh :D :D non mi viene proprio in mente il nome :D |
Quote:
A dirla "tutta" la verità un po' di tempo fa a blob avevo rivisto in un servizio del tg5 ferrara "incastrato" nella poltrona di casa sua che insultava e tirava uova a Benigni in Tv al festival di sanremo del 2002, cosa che aveva minacciato di fare dal vivo. :rolleyes: Un'uomo coerente, come sempre d'altronde. Un breve memorandum: |
| All times are GMT +2. The time now is 02:37 PM. |
Powered by: vBulletin Version 3.0.7
Copyright ©2000 - 2026, Jelsoft Enterprises Ltd.
Search Engine Friendly URLs by vBSEO 3.1.0 ©2007, Crawlability, Inc.