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Ponte Messina, D'Antoni: ''Troppa ideologia nei sì e nei no''


Ponte Messina, D'Antoni: ''Troppa ideologia nei sì e nei no''

l candidato del Pd alla Camera in Sicilia allo 'Speciale Elezioni 2008' dell'Adnkronos: ''Bisogna concentrare l'intervento statale su strade e ferrovie. Il Ponte sullo Stretto, invece, si può fare benissimo ricorrendo ai soldi privati''. Video 1 - 2 - 3 - 4. Vai allo speciale. Partecipa ai nostri forum

Roma, 3 apr. (Adnkronos/Ign) - "Nei sì e nei no al Ponte sullo Stretto c'è troppa ideologia". Se ne dice convinto il viceministro delle Attività produttive Sergio D'Antoni, candidato del Pd alla Camera in Sicilia, nel corso dello 'Speciale Elezioni 2008' dell'Adnkronos. "Lo dico con assoluta franchezza, sia al centrosinistra che al centrodestra, sia ai fautori che ai negatori dell'utilità dell'opera", afferma.

"La decisione - raccomanda D'Antoni - va presa non sulla base di atteggiamenti ideologici ma sulla scorta di una valutazione concreta, soprattutto sui costi. Strade e ferrovie si possono costruire o ammodernare solo con i soldi pubblici e su questo bisogna concentrare l'intervento statale. Il Ponte sullo Stretto, invece, si può benissimo farlo ricorrendo alle risorse del mercato, ai soldi privati che finanzino interamente il progetto in cambio di una concessione che permetta loro di incassare i pedaggi".

Quanto al caro-vita, precisa D'Antoni, "nella fase in cui ormai siamo, a una decina di giorni dalle elezioni, senza il sì dell'opposizione è impossibile procedere a misure su accise e aliquote''. Il viceministro sottolinea che "si tratta di provvedimenti che devono avere un largo consenso. Il governo che arriverà dopo le elezioni deciderà sulla base dei suoi convincimenti. Noi riteniamo che queste misure siano talmente popolari da ottenere il sì di tutti. In tal senso - accusa - troviamo assolutamente ingiustificato e strumentale il no che finora è stato espresso dal centrodestra".

Quindi la vicenda Alitalia. D'Antoni ritiene che ''il sì dei sindacati nella trattativa su Alitalia sia davvero vincolante". Per il candidato del Pd, infatti, "un'azienda che va rilanciata ma, al tempo stesso, profondamente ristrutturata, ha bisogno di un consenso sociale importante. Si parla di misure forti, di esuberi, di assetti, di piani industriali: senza un convinto assenso di coloro che ci lavorano e dei loro rappresentanti sindacali, tutte queste cose diventano molto più difficili e complicate da decidere e da attuare".

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