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Birmania: spari su folla, caccia ai reporter


Ecco cosa fa una "dittatura"

Scontri in piazza, ucciso un fotografo giapponese e un giornalista tedesco

Perquisiti gli alberghi di Rangoon. Nella notte la polizia fa irruzione nei monasteri: centinaia di arresti tra i monaci


RANGOON (MYANMAR) - Dopo le minacce e le intimidazioni, gli spari: i militari birmani, dopo i blitz notturni nei monasteri e l'arresto di decine di monaci, stamattina hanno aperto il fuoco contro la folla scesa in piazza a Rangoon per il decimo giorno consecutivo, uccidendo diverse persone (nove riferiscono i media del regime). Tra le vittime un fotografo giapponese (Kenji Nagai, 50 anni, dell'agenzia di stampa France Press) e un giornalista tedesco (la morte di quest'ultimo però non è stata confermata dalle autorità). I due reporter sono stati colpiti dagli spari dei militari vicino alla pagoda di Sule, dove manifestavano oltre diecimila persone. Nella città è infatti in corso una vera e propria caccia ai giornalisti stranieri che stanno portando in tutto il mondo le notizie della protesta. Soldati birmani sono entrati nel Traders ***el, albergo nel centro di Rangoon vicino la pagoda di Sule, e hanno cominciato a perquisirlo stanza per stanza alla ricerca di reporter stranieri entrati nel Paese con visto turistico.

SPARI CONTRO LA FOLLA - All’indomani dei primi scontri tra forze dell’ordine e manifestanti che hanno causato diverse vittime (almeno una e diversi feriti dicono le autorità, almeno 8 invece secondo i dissidenti presenti all’estero), in 70mila hanno aderito oggi alla protesta contro la giunta militare. I manifestanti si sono diretti verso la pagoda Sule, cantando l’inno nazionale e inneggiando al generale Aung San, eroe dell’indipendenza e padre della leader della Lega nazionale per la democrazia, Aung San Suu Kyi, da anni agli arresti domiciliari. «Dateci la libertà, dateci la libertà» hanno urlato alcuni dimostranti, arrabbiati per i raid condotti la scorsa notte nei monasteri, in cui i religiosi sono stati picchiati e arrestati in modo di poter iniziare la repressione le strade svuotate dai monaci ( ■ ascolta l'inviato). I militari hanno prima intimato ai manifestanti di disperdersi, quindi hanno usato gas lacrimogeni e colpi di avvertimento, infine hanno aperto il fuoco contro la folla.

RAID NOTTURNI - La scorsa notte, le forze di sicurezza birmane hanno assaltato due monasteri di Rangoon, picchiando e arrestando oltre 100 monaci. Nei giorni scorsi, i religiosi avevano di fatto assunto la guida delle proteste in corso nel paese dalla metà di agosto, per il rincaro del prezzo del carburante. Secondo le testimonianze citate dalla Kyodo, almeno 70 monaci sono stati «arrestati con violenza», vale a dire picchiati e malmenati nei soli monasteri di Moe Kaung e di Ngwe Kyar Yan, nella parte nord occidentale di Yangon. Sempre nella notte di ieri, la polizia ha arrestato il portavoce della leader della Lega nazionale per la democrazia, Aung San Suu Kyi, e un membro dello stesso partito: Myint Thein e Hla Pe. Fermato anche un ex parlamentare, esponente della minoranza Chin, Pu Yin Shin.

Intanto testimoni oculari dalla Birmania hanno raccontato che nei raid militari della scorsa notte, i monaci sono stati picchiati e trascinati a forza urlanti fuori dai monasteri. In molti alloggi dei monaci sono visibili tracce di sangue.

RIVOLTE- Contemporaneamente un migliaio di abitanti del villaggio di Okkalapa sud, alla periferia di Rangoon, ha attaccato un camion carico di militari a colpi di pietra. I soldati sono riusciti a farsi largo solo dopo aver sparato dieci candelotti lacrimogeni. La folla ha aggredito i militari sull'onda dello sdegno del raid delle prime ore dell'alba contro il monastero locale di Ngwe Kyar Yan, dove i soldati hanno arrestato i monaci e duramente picchiato l'abate, un leader religioso riverito dagli abitanti di Okkalapa.

fonte: corriere.it


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